Colle Castello - Castle Hill

Colle Castello, Licodia Eubea

Ottieni indicazioni

Colle Castello

L’altura su cui sono le rovine del castello venne identificata da Paolo Orsi con l’acropoli della grossa borgata sicula ellenizzata. L’archeologo nel 1898, sul versante occidentale della collina, individuò dei sepolcreti cristiani. Tra il 1903 e il 1904, nell’area dell’attuale via Roma vennero scoperti diversi ipogei paleocristiani ed altre tombe cristiano-bizantine in prossimità della chiesa madre. Si stringe attorno a questa elevazione la parte più antica del centro abitato, il Borgo, con le sue viuzze, i suoi cortili e la chiesa di Santa Lucia. Quasi invisibili e impraticabili, sono delle piccole arterie, con i ruderi di case minute su un unico livello, che a sud sovrastano la via Santa Lucia. Il castello domina il centro urbano e buona parte della terra di Licodia. Dalla sommità del colle la vista spazia dalla vallata del Dirillo alla piana di Gela e arriva a scorgere il mare Africano. Il maniero, i cui paramenti murari della parte più bassa sono tipici delle fortificazioni bizantine del VIII-IX secolo, potrebbe appartenere a quel sistema di fortilizi accresciuti e restaurati dai Rūm in funzione antimusulmana. Il 21 novembre 1105 Achi da Vizzini donò la terra di Licodia, assieme a sei servi musulmani, al monastero di San Salvatore di Patti. Risale al 1272 la prima notizia scritta che ci informa dell’esistenza del castello, abitato da un feudatario e da quattro inservienti. Dopo l’allontanamento degli angioini il maniero passò nelle mani della nobile famiglia Filangeri che lo possedette sino alla fine del XIV secolo. Gli Ademar, chiamati Santapau dal nome del casale spagnolo da cui provenivano, venuti al seguito di re Martino il Giovane, contribuirono notevolmente a decretare la definitiva vittoria dell’esercito catalano, ricevendo come premio di fedeltà, nella persona di Ugone, Butera. Successivamente il figlio Calcerando, erede dei beni del padre e del fratello Ughetto, dovendo rinunciare a Vizzini (tornata demaniale nel 1398), entrò in possesso del biviere di Lentini, della terra di Occhiolà, quindi divenne signore di Licodia. I Santapau elessero come loro dimora la fortezza di Licodia e sotto la loro signoria il centro accrebbe la sua importanza politica che, per le cariche ottenute dai membri della casata, venne soprannominato Palermu ‘u piccilu. Francesco Santapau (1538-1590), Cavaliere del Toson d’oro, accrebbe le fabbriche del castello costruendo una nuova ala con le torri e i magazzini. Licodia passò ai Ruffo Santapau con Vincenzo, figlio di Camilla Santapau (1576-1618) e di Muzio Ruffo di Calabria. Nella fortezza, a causa del terremoto dell’11 gennaio 1693, trovarono la morte la marchesa e tutti i figli. Nel corso del ‘900 lo studioso Vincenzo Cannizzo si occupò della collina cercando di contrastare le continue estrazioni di pietra che causarono anche il crollo di una delle torri più antiche. I due grandi torrioni di sud-ovest, in quegli stessi anni, vennero arbitrariamente abbassati di diversi metri poiché ritenuti pericolosi. La fortezza, i cui ambienti sono ancora in massima parte occultati dalle macerie, sigilla una porzione importante di storia che attende ancora oggi di essere scoperta e studiata.